Ieri è morto Il Topo.
Il Topo era ormai un’istituzione nel giardino di casa Cantini, sebbene io non l’avessi mai visto.
Sapevo che c’era grazie ai numerosi avvistamenti di un vicino fancazzista, che quest’estate, invece di andare al mare o, chessò, lavorare, passava tutto il suo tempo alla finestra, e lo vedeva spesso (pare) beatamente seduto sulle zampette posteriori, a rosicchiare i pomodori più bassi, quelli destinati comunque a marcire. E ad ogni racconto che seguiva un nuovo avvistamento, Il Topo era sempre più grosso, brutto, peloso, puzzolente, cattivo e ‘…con una coda così’.
Come minimo votava anche Berlusconi.
Il vicino fancazzista odiava Il Topo, e per questo mi piace pensare che, data la distanza dalla quale lo teneva sott’occhio, Il Topo, con le zampette tutte sporche di sugo di pomodoro maturo, osservandolo se la sghignazzasse sotto i baffi, rivolgendogli magari anche un significativo, seppur in miniatura, gesto dell’ombrello (ammesso che i topi abbiano i gomiti).
Sta di fatto che i racconti del vicino avevano ormai terrorizzato mia madre e spinto mio padre a comprare del veleno, mai posizionato perché ‘…e se lo trova il cane?’. Ma io che lo conosco bene (mio padre, non il vicino) so che molto probabilmente quel veleno non l’avrebbe usato mai, perché in realtà l’orrida bestia non era che un topolino di campagna, e in fondo – diciamocelo - non rompeva le palle a nessuno.
A volte io e Nera, il Cantini-cane, lo sentivamo muoversi lungo la siepe, tra le foglie, mentre giocavamo in giardino. Un fruscio quasi impercettibile, ma sapevamo che era lui: io le dicevo ‘prendilo, è Il Topo!’, ma solo perché sapevo che lui era più veloce, e per il gusto di vederla drizzare orecchie e coda e puntare la zampa come una vera cacciatrice. Per qualche minuto perlustrava la siepe, spiaccicando a terra quel tartufo umido che si ritrova al posto del naso, su e giù, per poi tornare a prendere la sua pallina con lo sguardo fiero di chi pensa ‘…ma prima o poi lo prenderò, ah se lo prenderò…’.
E invece, ieri mattina, scendo dalla macchina ed eccolo lì: sul fianco, stecchito.
Mia madre, dopo un breve esame (a debita distanza) ha subito insinuato il dubbio: ‘ma sarà morto-morto?’.
Del resto le mamme, si sa, sono geneticamente predisposte al sospetto: forse perché hanno avuto spesso a che fare con soggetti che in passato si sono finti moribondi per evitare i più disparati impegni, tipo compiti e pulizie di casa. Ma dal momento che dubitavo fortemente che Il Topo fingesse al fine di sottrarsi ad un qualsivoglia impegno, l’ho subito rassicurata: era proprio morto-morto.
Dopo aver recuperato pala e zappa sono tornata sulla scena del crimine, l’ho raccolto, e io e Nera gli abbiamo dato una semi-degna sepoltura. A me alla fine un po’ dispiaceva, e anche Nera lo guardava con lo sguardo deluso e l’aria di chi, in fondo, un’assaggiatina gliel’avrebbe data comunque.
Del resto è la sua regola aurea: tutto è commestibile fino a prova contraria.
Comunque, ora Il Topo è morto.
E poiché il corpicino peloso era perfettamente integro, il che esclude l’aggressione gattifera, e dal momento che tenderei ad escludere anche l’ipotesi dell’insano gesto, ho il sospetto che sia stato proprio il vicino, confinante, a provvedere personalmente a posizionare il veleno e a liberarci dall’orrida bestia.
Grazie, vicino.
Ma la prossima volta, fatti i ca**i tuoi.